il Libro

parte I - capitolo XLVII


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Morelli si dava molto da fare, in ufficio, soprattutto con le due dattilografe che ne facevano parte. Entrambe sposate, la più giovane da meno di un anno, erano molto graziose, efficienti e sapevano badare a se stesse. Evidentemente avvezze alla galanteria nell'ambiente dì lavoro fronteggiavano imperturbabili le disinvolte avances del genovese. Qualche volta si lasciavano sfuggire un sorriso di compatimento ammiccando in direzione di Federico per farlo complice della loro ironia.
L'organico si completava con Laratta e un altro impiegato di ruolo, venuto anche lui da Vietri.
L'immediato ripristino del servizio di assegnazione del carburante alle macchine ministeriali aveva valorizzato la presenza di Federico che si muoveva, anche senza volerlo, come il secondo dell'ufficio. Quando Morelli mancava egli rispondeva alle telefonate, intratteneva i visitatori e riferiva al dottor Rossi. Laratta ingannava l'ozio forzato delle sue giornate fissando il giovane senza quasi mai variare la propria positura, con il gomito puntato sul piano del tavolo, il volto nell'incavo della mano e lo sguardo carico di ostilità.
Le soddisfazioni lavorative non compensavano, però, le angustie provocate a Federico dalla situazione economica nella quale era venuto a trovarsi.
La sussistenza inglese aveva revocato la concessione gratuita di sigarette, di zucchero e di caffè e aveva limitalo la mensa a un solo pasto al giorno, con razioni ridotte senza diminuire la retta. Dopo i primi digiuni serali Federico aveva cominciato a combattere con la fame, preoccupato di preservare il denaro per pagare l'alloggio. Non faceva la prima colazione, lavava sotto i rubinetti del bagno, senza sapone, la propria biancheria, in particolare i calzini, percorreva a piedi qualsiasi tragitto in città. Si rendeva conto che la sua parsimonia era tuttavia insufficiente a consentirgli di affrontare l'immediato futuro e già si chiedeva se non fosse il caso di rinunzìare a quell'avventura. La frustrazione incupiva ogni suo pensiero ed esacerbava la preoccupazione per la salute della madre. Continuava a rivederla come l'aveva lasciata al momento del commiato e sentiva sempre più acuto il proprio rimorso.
Il suo stato d'animo risentiva probabilmente anche della solitudine nella quale trascorreva il tempo libero. Quando intorno alle due del pomeriggio lasciava il locale della mensa, non distante dal ministero, restava solo con se stesso. Le passeggiate serali alla scoperta della città si erano trasformate presto in sofferenza a causa della fame che lo fiaccava e che veniva esasperata dalla vista dei manicaretti esposti, a prezzi proibitivi, nelle vetrine delle rosticcerie.
(...)