il Libro

parte I - capitolo XLIII


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Le elezioni per il rinnovo del consiglio direttivo di mensa costituirono un'assoluta novità per Federico che del sistema elettorale ricordava, molto vagamente, soltanto quel che aveva visto nell'infanzia, quando ancora il fascismo chiamava il popolo a dargli il suffragio con un sì o a negarglielo con un improbabile no. Ormai completamente assorbito dal lavoro si sentì infastidito dal movimento e dall'eccitazione che precedettero il giorno della votazione e ancor più dallo spettacolo dei manifesti propagandistici che dalle pareti della sala di mensa decantavano le qualità dell'uno o dell'altro candidato. Uno gli sembrò esilarante: sotto una riuscita caricatura - torso atticciato, corte gambe a ciambella e piatto fumante in mano - si leggeva 'Se vuoi mangiare tutti i giorni pasta asciutta coi piselli vota per Morelli!' A spoglio ultimato il nuovo consiglio nominò gestore Fraccabrino, un pugliese dallo sguardo ambiguo in un volto imbruttito dall'eritema, primo nelle preferenze con quarantacinque voti. Tre ne aveva avuti Federico, compreso il proprio, e non molti di più ciascuno di tutti gli altri candidati tagliati fuori. Serra, con venti voti, era l'ultimo degli eletti. Allora, ricordando che Serra lavorava nell'ufficio diretto dal pugliese, gli fu chiara la manovra. Andò in bestia e si sfogò con Davide:
«M'ha preso per i fondelli! Mentre si dava da fare anche per sé ha provocato la dispersione dei voti per assicurare il successo al proprio capufficio. Mi conforta poco che l'abbia fatto con altri, mi brucia che io ci sia cascato. Ora, a me non interessa chi sia il gestore di mensa ma avrei voluto evitare il ridicolo di farmi convincere a votare per me stesso. Non è neanche escluso che non avrei rifiutato il voto al suo capufficio se me lo avesse chiesto lealmente.»
«E avresti fatto molto male» esclamò Davide. «Almeno, così, non dovrai rimproverarti di aver fatto una scelta sbagliata.»
«Perché, chi è questo Fraccabrino?»
«Quello che appare dalla faccia, un tipo poco raccomandabile. D'altra parte anche a non dar credito alle chiacchiere non c'è mai da fidarsi di chi si batte per mettere la testa nella mangiatoia. Il tuo primo errore è stato quello d'essere agnostico sicché a Serra è venuto facile infinocchiarti. L'agnosticismo non paga, specialmente quando si tratta di decidere chi debba occuparsi dei suoi interessi.»
Lasciò Davide per chiudere la contabilità dell'associazione, la bilanciò tornando ripetutamente sugli errori provocati dall'agitazione e si recò infine con il riepilogo dall'avvocato Modena. Questi lo ringraziò, esaminò le carte e mentre Federico stava per allontanarsi gli disse:
«Cerioni, sono sempre più soddisfatto della sua collaborazione, mi dispiacerebbe sinceramente perderla.»
Il giovane trasalì.
«C'è questo pericolo?»
«Beh, forse è presto per dirlo, ma c'è di vero che lo stesso ministro si va orientando verso lo sfoltimento dei quadri e ovviamente, in questo caso, la scelta cadrà sugli avventizi locali. Lei ha qualche appoggio?»
«No, avvocato, tranne il suo se lo crede.»
(...)