il Libro

parte I - capitolo XLIV


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«È andata benissimo, gli americani hanno approvato il terzo bozzetto, quello delle copie in linea. Richiederà qualche momento in più per la compilazione ma si presenta molto meglio.»
«Era anche la nostra opinione, no?» ricordò Federico.
«Certamente, ma era giusto sottoporre anche gli altri. Gli americani hanno apprezzato il lavoro soddisfatti di non dover aggiungere nulla di proprio. L'avvocato Rossi ha ben figurato ed è molto contento, te ne parlerà lui stesso per complimentarsi.»
Le giornate lavorative di Federico divennero frenetiche. Al suo arrivo al ministero, al mattino, trovava già ad attenderlo una nutrita schiera di autisti ansiosi di ritirare la propria assegnazione di carburante; spesso sgomitavano per la precedenza e lui aveva il suo daffare per conservare la propria calma e indurre gli altri a recuperare la loro.
Gli americani erano stati categorici. La distribuzione doveva essere giornaliera e per nessun motivo poteva superare la misura stabilita. Il massimale mensile concesso al governo italiano era da considerare inderogabile e la liceità dei consumi andava verificata attraverso il libretto di marcia. La regola valeva anche per le macchine riservate ai ministri con la sola eccezione di quella al servizio del maresciallo Badoglio.
Le quotazioni di Morelli erano in ascesa e lui se ne avvalse con prontezza per ottenere di potenziare l'ufficio con l'assegnazione di un altro paio di collaboratori, a uno dei quali, Laratta, impiegato di ruolo della vecchia amministrazione centrale, bastò uno sguardo in giro per mostrarsi contrariato che l'incarico di Federico non venisse subito affidato a lui. Non nascose al giovane la propria immediata ostilità rivendicando intanto la postazione più vicina al Morelli per fare intendere che se ne considerava il vice.
Tutto l'ambiente del ministero stava invero peggiorando, gelosie e rivalità affioravano oramai a ogni livello, alimentate dalla conflittualità fra avventizi e personale di ruolo e dall'antagonismo serpeggiante fra gli stessi vecchi burocrati. La contesa degli incarichi di maggiore livello sembrava provocata soprattutto da un segreto intento di restaurazione nei confronti dei personaggi che, avvantaggiati dall'esiguità della struttura iniziale, avevano bruciato le tappe della momentanea carriera, come il giovane capo di gabinetto, o che da professionisti estranei all'amministrazione si erano inseriti in posizioni di vertice, come l'avvocato Modena. Il risentimento verso privilegi e intrusioni si faceva sempre più palese via via che il fronte della guerra andava avvicinandosi a Roma.
Finalmente a giugno, con il caldo, giunse la notizia che la capitale era stata liberata e l'ambiente si elettrizzò. I molti profughi romani si commossero alla prospettiva d'esser vicini a tornare a casa, qualcuno se n'era allontanato con la fuga al momento dell'armistizio e tanti altri non vedevano la famiglia da molti anni, da quando erano stati chiamati alle armi.
(...)