il Libro

parte I - capitolo XXXVIII


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Davide Modena si inoltrava con passo spedito per i vicoli di Vietri, con la sicurezza di chi riconosce la strada anche nel buio più fitto. La grossa testa incassata nelle spalle curve, le mani nelle tasche dei pantaloni, il lembo della giacca rialzato sul largo posteriore che gli era valso il nomignolo di culone da parte di Giovannino Piscopo, si spingeva avanti come un torello in cerca di sfida. Federico gli teneva dietro riuscendo con sforzo, malgrado le sue lunghe gambe, a non farsi distanziare. Davide continuava a parlare senza volgere la testa, lasciandosi a tergo una scia di parole:
«Qui sono passati gli arabi, è evidente. C'è la loro impronta in questi dedali di viuzze, negli archi, nelle cupole. Le fabbriche di ceramiche sono un loro retaggio, dopo tanti secoli. E ci sono ancora i loro costumi, l'incuria ambientale e la scarsa illuminazione, per esempio. Siamo nell'oscurità perché, hai notato?, i lampioni sono rarissimi. Si direbbe che questi paesi, che vivono nel sole, non abbiano mai voluto imparare a illuminare anche le loro notti.»
«Probabilmente gli arabi per i loro passatempi notturni preferivano il buio» lo interruppe Federico, e Davide fece udire la sua abituale risata sonora, che gli fece sussultare le spalle.
«Ma no, gli arabi sono stati sempre buongustai, amano vedere ciò che fanno.» Scartò per evitare una pozzanghera e riprese: «Già in Puglia ho potuto capire come l'unità d'Italia sia soltanto un fatto politico, di modesti contenuti etnici. L'Italia è davvero il paese delle mille culture, e Mussolini, dopo appena alcuni decenni, voleva farne una grande potenza unitaria!»
«È ancora lontana la camiciaia?» lo interruppe di nuovo Federico.
«Ci siamo. Ecco, oltre quel cortile.»
Svoltarono sotto un arco, attraversarono una piccola corte fiocamente illuminata dalla luce che proveniva da una finestra in alto e imboccarono una stretta scala semibuia.
«Mio padre ha ordinato le camicie la settimana scorsa e le attende con ansia. In questo momento non ha ricambio, ne indossa una che lava la sera per rimetterla ancora umida la mattina dopo. Del cappotto possiamo fare a meno, sia perché eravamo abituati a un clima più rigido, sia perché ormai siamo vicini alla primavera. Ma abbiamo bisogno della biancheria, quando siamo partiti per attraversare le linee non abbiamo portato niente, con noi.»
Davide bussò a una porta, due colpi leggeri. Dopo attimi di silenzio bussò di nuovo, con energia. Dall'interno provennero alcuni suoni e una voce di donna chiese cautamente: «Chi è?»
«Amici. Sono Modena» rispose Davide a voce alta. Dopo un laborioso scorrere di paletti l'uscio venne aperto e nel riquadro di luce apparve una donna anziana, grigia nei capelli, vestita di nero.
«Ma c'è il campanello, sa? Già, chi non è pratico non lo vede, al buio. Si accomodino. Con il campanello sentiamo subito, suona nella cucina, e ci fa piacere sentirlo, dopo tanto tempo che siamo rimasti senza energia elettrica.»
(...)