il Libro

parte I - capitolo XXXVI


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«T'andrebbe di fare l'impiegato? Dì lavorare in un ufficio, intendo. Saresti disposto?» chiese Toni sbuffando fumo dal suo mezzo sigaro.
«Ma certo, professore. E dove?» chiese a sua volta Federico.
«Quasi a casa tua, a Vietri sul Mare.» Senza attendere la risposta aggiunse sorridendo: «Eri abituato a fare il pendolare, ora dimezzeresti la distanza.»
«Mi sta bene, professore. Ma di quale lavoro si tratta?»
«Lavoreresti in un ministero.»
«In un ministero?!?» si sorprese il giovane.
«Esattamente. Non lo sai che il governo si è trasferito da Brindisi a Salerno?»
«L'ho sentito dire. È cosa di questi giorni, mi pare.»
«Infatti, il trasferimento è ancora in corso. E uno dei ministeri sarà sistemato a Vietri perché a Salerno non c'è posto per tutti. Lo sai che il re è già a Raito?»
«No, questo non l'avevo saputo.»
«Sì, evidentemente vuol dare la sensazione di non tenersi troppo lontano dall’avanzata alleata.»
«E perché non se n'è andato a Napoli, con il governo? Oltretutto lì c'è il palazzo reale.»
«Napoli è una città disastrata ed è ancora troppo esposta, ogni tanto subisce attacchi aerei tedeschi. Salerno è invece una posizione ormai consolidata e il governo ha molto da fare per organizzare l'amministrazione delle terre liberate. A Raito, poi, il re s'è sistemato in una villa che, stai tranquillo, non ha niente da invidiare a palazzo reale.»
Federico cercava di riflettere, senza molto successo. La fortuna che gli stava capitando sembrava incredibile. Disse, come pensando ad alta voce:
«A Napoli dovrò andare per l'iscrizione all'università, non appena il liceo m'avrà rilasciato il diploma.»
«Ah, ti sei deciso? Bravo, ne sono contento. L'impiego devi considerarlo come un aiuto e non come una sistemazione definitiva, anche perché il governo si trasferirà a Roma, quando sarà liberata, e quindi è probabile che il tuo lavoro sia di breve durata. E a quale facoltà ti iscriverai?»
«Giurisprudenza, professore, sono solo quattro anni. Se mi andrà bene potrò fare la professione, altrimenti avrò molte altre possibilità. In ogni caso, questi sono tempi nei quali bisogna farsela in fretta, la strada.»
«Hai ragione, ma per la professione prevedo tempi duri, ho l'impressione che fra quattro anni le cose non saranno granché cambiate, qui.»
L'accenno pessimistico al futuro ricordò a Federico che Bregaglia gli aveva manifestato il proposito di tornare in America. Chiese:
«Siete sempre dell'avviso di lasciare di nuovo l'Italia?»
(...)