il Libro

parte I - capitolo XXVI


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Dopo che le forze dell'Asse avevano cessato di combattere in Tunisia lasciando le spiagge del Nord-Africa al controllo degli alleati, le incursioni aeree sulla penisola italiana s'erano moltiplicate intensificando significativamente l'azione sugli obiettivi militari. A giugno la perdita della piazzaforte di Pantelleria, che senza combattere s'era arresa a una divisione di fanteria inglese modestamente attrezzata per le operazioni di sbarco, fu il segnale che molti stavano per essere drammaticamente raggiunti da quella guerra che per anni era stata l'eco di fronti lontani.
Indipendentemente dal pericolo aereo, che a sud di Napoli e salvo che in Sicilia non aveva ancora comportato gravi rischi, nei grossi centri urbani e nelle aree strategiche del meridione crebbe la propensione allo sfollamento, preferibilmente verso zone montuose dell'interno ritenute al riparo da eventuali operazioni militari di terra.
Molti si limitarono ad assicurarsi la disponibilità logistica per farne uso futuro, altri si trasferirono prontamente essendone in grado, altri ancora sacrificarono l'unità del nucleo familiare per allontanare dal pericolo chi non era costretto a restare. Qualcuno scelse di sfollare anche per sfuggire alle ristrettezze del razionamento alimentare stabilendosi dove l'approvvigionamento di contrabbando fioriva indisturbato.
La zia di Federico, sorella del padre, viveva ad Agropoli, dove il marito era dirigente del dazio. Era una donna dal carattere forte, dotata di facoltà paranormali che più di una volta s'erano manifestate con precognizioni sorprendentemente veritiere. La credibilità delle sue intuizioni e l'indole autoritaria le assicuravano un deciso ascendente nei confronti del coniuge, al quale aveva già palesato di non gradire quella residenza assegnatagli da poco tempo. Lei avvertiva misteriose insidie nel mare che si stendeva a perdita d'occhio davanti al paese, posto sulla riva meridionale del golfo di Salerno a nord del mitico promontorio di Capo Palinuro. Il marito non s'era quindi sorpreso di sentirle dire, nello stesso giorno della chiusura delle scuole, che voleva andarsene da Agropoli insieme ai tre figli.
«Dove? Hai qualche idea?» aveva chiesto.
«A Gorgoglione, in Lucania» aveva risposto già pronta la moglie. «Ricordi Elsa, quella nostra figlioccia che si è diplomata insegnante? Beh, ha avuto l'incarico alle elementari di Gorgoglione ed è lì già da un anno. Dice che ci si trova benissimo, mangia quanto vuole, conduce una vita tranquilla, senza pensieri né preoccupazioni. Il paese è in mezzo alle montagne, lontano da ferrovie e da strade importanti. La guerra non ci arriverà mai. Mi ha fatto sapere che vive sola in una casa troppo grande per lei e che se voglio raggiungerla con i ragazzi posso partire anche subito.»
L'indomani era andata a Cava dei Tirreni, aveva salutato la famiglia del fratello, aveva tentato di indurre Federico ad accompagnarla a Gorgoglione per trascorrere a sua volta qualche giorno di riposo fra i monti, e tornata ad Agropoli s'era messa nuovamente sul treno con i figli e un paio di valigie, aveva sventolato dal finestrino un fazzoletto n direzione del marino che restava ed era partita per la Lucania.
(...)