il Libro

parte I - capitolo IV


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Anche se non era stata propriamente la fede fascista a spingere Federico ad affrettare la propria crescita, egli si rendeva conto però di aver scelto un cammino che lo poneva in sintonia con le regole di regime e ciò non gli dispiaceva perché nel clima del regime si sentiva a suo agio. Sul conto del fascismo aveva sentito spesso, da più parti, giudizi non proprio collimanti con quelli propagandati nella scuola e negli ambienti ufficiali. Ma nessuna di quelle avversioni l'aveva convinto che potesse davvero esserci di meglio che volere grande la patria e prepararsi sia moralmente che fisicamente a qualsiasi ardimento e a ogni evenienza per non venir meno a quel nobile scopo.
Un giovanissimo Carlo Marino in divisa da Balilla L'andamento della guerra, dopo l'illusione iniziale, non l'aveva scoraggiato. Le crescenti privazioni, gli effetti del razionamento, i bombardamenti aerei che s'intensificavano, il richiamo alle armi di suo padre, le afflizioni materne lo avevano soltanto indotto a pensare che occorreva affrontare il necessario, anche se non era facile immaginare fin dove potesse giungere. Insomma credeva nella patria, nella famiglia, nel fascismo, nella guerra e non avrebbe saputo dissociare alcuno di questi valori dagli altri.
Una sera, nella luce dimessa dall'atrio della stazione ferroviaria, aveva intravisto la figura del tenente Caliendo, infagottato nel pastrano militare che gli scendeva quasi fino alle caviglie fasciate di ruvido grigioverde.
Alessandro Caliendo, avvenente e brillante tenente della milizia, aveva costituito e dirigeva da tempo il manipolo di avanguardisti moschettieri che in paese era il fiore all'occhiello dell'organizzazione giovanile. Il manipolo riuniva sotto il suo gagliardetto una quarantina di giovani ardimentosi, di età compresa fra i quattordici e i diciassette anni, e rappresentava per le gerarchie locali un prezioso elemento di coreografia nelle cerimonie di regime. Accuratamente selezionati e addestrati i moschettieri, eleganti nelle divise e marziali nell'aspetto anche per le armi in dotazione - pugnale d'ordinanza e moschetto modello '91 con baionetta a innesto - erano l'orgoglio del paese e di se stessi. Le loro evoluzioni, sincronizzate impeccabilmente agli ordini secchi del tenente Caliendo o del cadetto, erano sempre uno spettacolo di alto livello. La folla li ammirava, le ragazze se li contendevano. Quando Federico era stato ammesso a farne parte s'era sentito sicuro di avere raggiunto il proprio posto al sole.
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