il Libro

parte I - capitolo XV


I - II - III - IV - V - VI - VII - VIII - IX - X

XI - XII - XIII - XIV - XV - XVI - XVII - XVIII - XIX - XX

XXI - XXII - XXIII - XXIV - XXV - XXVI - XXVII - XXVIII - XXIX - XXX

XXXI - XXXII - XXXIII - XXXIV - XXXV - XXXVI - XXXVII - XXXVIII - XXXIX - XL

XLI - XLII - XLIII - XLIV - XLV - XLVI - XLVII - XLVIII - XLIX - L

La primavera volse al termine mentre si riaccendevano le speranze di un capovolgimento delle sorti della guerra. In Africa settentrionale le truppe italo-tedesche, riprendendo l'offensiva che in gennaio aveva consentito la riconquista della Cirenaica, espugnarono Tobruch e penetrarono in Egitto portandosi a cento chilometri da Alessandria. La resistenza inglese era stata indebolita dal dirottamento verso Singapore, dopo Pearl Harbour, di buona parte dei rinforzi destinati in Africa. I giapponesi intanto, pur conducendo le operazioni senza alcun collegamento strategico con gli alleati dell'Asse, erano passati di successo in successo occupando prima le Filippine e poi la Birmania, anche se gli Stati Uniti, in virtù del rapido allestimento di nuove portaerei, erano riusciti con le forze dell'aria a chiudere la via dell'Australia, con la vittoria nel Mar dei Coralli, e a prevalere nella battaglia delle Midway. In Europa i tedeschi marciavano verso Stalingrado e in direzione del petrolio del Caucaso.
Non si delineava ancora la fine del conflitto ma le prospettive erano notevolmente migliorate rispetto a quelle di pochi mesi prima, a conforto delle crescenti privazioni e dei lutti che s'andavano moltiplicando sia sui campi di battaglia che fra le popolazioni civili a causa dei bombardamenti aerei. A fine giugno Mussolini volò in Africa predisponendosi all'ingresso trionfale ad Alessandria.
L'estate svelò presto il disinganno. Il capo del fascismo fece ritorno a Roma dopo un paio di settimane di vana attesa in un villaggio al confine tra la Cirenaica e l'Egitto e gli inglesi, trascorsi appena pochi giorni, rioccuparono El Alamein. L'altalena degli sviluppi militari non fu chiara a tutti. L'Italia perdeva in quel momento la guerra, come la Germania l'avrebbe persa entro breve tempo a Stalingrado. Durante l'estate il regime fascista si apprestò a celebrare il ventennale della marcia su Roma ignorando che in luglio a Londra, durante la conferenza anglo-americana, la tragedia dell'Italia era stata frattanto segnata con la decisione di effettuare entro novembre lo sbarco nell'Africa del nord rinviando all'anno successivo lo sbarco in Europa. La fine della campagna africana destinava l'Italia all'invasione.
Malgrado le disillusioni e il rinnovato timore che la guerra dovesse prolungarsi oltre ogni previsione, l'estate trascorse in apparente serenità specialmente nei territori ancora non battuti dalle incursioni aeree, dove la coesistenza col dramma delle perdite umane era unicamente negli avvisi indirizzati dal ministero della Guerra, con frequenza crescente, alle famiglie dei caduti in zona di operazioni.
Chiuse le scuole, i giovani avevano cercato di ritrovare in qualche modo il ritmo della vacanza estiva. La stagione balneare si svolgeva quasi normalmente e sulle spiagge i giochi e gli amori erano quelli di sempre, con una punta di curiosità quasi distaccata verso le fortificazioni costiere e le opere di mimetizzazione dei viadotti ferroviari a ridosso dei litorali.
(...)