il Libro

parte I - capitolo XXIII


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«Cerioni, sono mortificato, non credevo che mia moglie avrebbe insistito, che avrebbe trascinato la cosa fino a questo punto. Evidentemente non la conosce¬vo ancora del tutto.»
Il piccolo Santarsiero, infagottato nell’uniforme che appariva di una taglia più grande, gli rivolgeva uno sguardo umiliato e Girolamo ne fu infastidito. Cercò di vincersi confortando l’altro:
«Non te ne dare pensiero, sei completamente estraneo a questa faccenda, non sei responsabile delle stravaganze di tua moglie. Se il colonnello mi dirà qual¬cosa saprò io come rispondergli.»
«Ti chiamerà, ti parlerà sicuramente, l’ho capito da quello che m’ha detto.»
«Bene, ma tu non c’entri, sta’ tranquillo.»
«E invece no, non sono tranquillo perché me ne sento in parte responsabile. Non avrei dovuto contrariarla all’inizio, quando pretendeva ch’io intervenissi in qualche maniera. I miei rifiuti l’hanno esasperata maggiormente e ora siamo a questo punto.»
«Ma cosa avresti dovuto fare, secondo lei?»
«Appunto! Mi diceva soltanto di volere soddisfazione, forse s’aspettava che ti pregassi di chiederle scusa. Ho fatto male a esortarla a non pensarci più, avrei dovuto fingere di assecondarla, che so, dirle che te ne avevo parlato e tu avevi promesso di pensarci, prendere tempo, insomma non darle l’impressione che mi schieravo dalla tua parte, come forse ha creduto.»
Girolamo, rievocando mentalmente la figura della valchiria, ebbe un moto di simpatia per l’ometto che gli stava davanti e gli posò un braccio sulle spalle.
«Non avresti concluso niente egualmente, datti pace. Del resto, cosa vuoi che succeda? È un fatto così stupido!»
Benché convinto di quello che diceva si stizzì quando il piantone lo avvertì che il colonnello voleva vederlo. S’alzò, si aggiustò il cinturone e s’avviò a passo sicuro verso l’ufficio del comandante.
«S’accomodi, capitano, si metta seduto.» Era un uomo sulla sessantina, di media statura, leggermente adiposo, con folti capelli ricci ancora nerissimi. Parlava a bocca stretta per via della protesi dentaria, innaturalmente smaglian¬te, ricordo della Prima guerra mondiale. Una profonda cicatrice gli segnava il labbro inferiore e attraverso il mento si perdeva giù per il collo entro il colletto della camicia.
«Capitano, non avrei voluto parlarle dell’argomento per il quale l’ho fatta chiamare. Ho potuto evitarlo alcuni mesi addietro ma stavolta ubbidisco a un ordine.»
«Di cosa di tratta, colonnello?»
«Una signora ha inoltrato... diciamo un reclamo, contro di lei. E contro di me, anche, per il fatto che non sono intervenuto con immediatezza nei suoi con¬fronti quando è venuta a parlarmene personalmente. Ha inviato una lettera al ministero, ma ritengo che l’abbia preventivamente concordata con qualche personaggio autorevole per assicurarsi che andasse avanti.»
(...)