il Libro

parte I - capitolo XXX


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Quanto più la guerra intensificava le atrocità tanto più la natura celebrava i suoi trionfi, come se volesse ostentare la sua suprema indifferenza alle tragiche follie della superbia umana. Il mese di settembre del 1943 chiudeva un'estate sfolgorante e avviava un autunno di incomparabile bellezza, dolce come la speranza.
Nel buio della sala cinematografica Federico assisteva, quasi senza seguirne la vicenda, alla proiezione di un film interpretato da Nazzari e Lilia Silvi. La sala era semideserta e Federico vi sostava nel vano tentativo di sottrarsi ai cupi pensieri che lo tormentavano.
Alla fine della settimana precedente Napoli aveva subito un bombardamento aereo che, a detta di chi ci si era trovato, era stato il più disastroso dall'inizio della guerra, con perdite umane elevatissime. Per tutta la giornata della domenica avevano vanamente atteso, in casa, l'arrivo di Girolamo, con ansia che il passar delle ore aveva reso gonfia di preoccupazione. Quando erano scese le ombre della sera la disperazione aveva cominciato a serpeggiare e Federico s'era sentito privo della capacità di confortare la madre e la sorella che s'aggiravano mute e inoperose per le stanze fissando il vuoto con gli occhi smarriti. Soltanto prima di coricarsi aveva trovato la forza di dire: «Stiamo tranquilli, sarà stato trattenuto oppure non avrà trovato un mezzo utile, sapete che a Napoli c'è il caos e che le comunicazioni ferroviarie sono saltate. Domani certamente lo vedremo.»
Nei giorni successivi aveva tentato ancora di rincuorarle:
«Le cattive notizie arrivano subito.»
«E se fosse fra i dispersi? Se fosse ancora sotto le macerie di qualche rifugio?» aveva chiesto Luigia, angosciata.
Anche lui aveva avuto questo pensiero e l'aveva scacciato dalla mente, inorridito.
«Ce ne avrebbero dato notizia, mamma, stai tranquilla. Il comando della censura ci avrebbe fatto sapere qualcosa.»
«E se per caso alla censura credono che lui si trovi qui a Cava?» aveva insistito la madre.
«Rifletti, il bombardamento è stato fra venerdì e sabato e papa avrebbe dovuto lasciare la censura sabato sera. In ogni caso avrebbe dovuto ripresentarsi ieri, lunedì, e quindi se gli fosse successo qualcosa lo saprebbero di già.»
«Ma sanno anche che la ferrovia non funziona e forse pensano che...»
«Basta, mamma! Sei tu, che pensi troppo. Papà non è con noi, è vero, ma non dobbiamo necessariamente figurarci il peggio.»
Ma anche lui lo temeva, il peggio, ne aveva una terribile paura. S'era recato più volte alla stazione. «Treni per Napoli? Neanche a parlarne, la linea aerea è completamente saltata. Forse nei prossimi giorni, se riusciranno a riparare i binari, sarà possibile riattivare il servizio con locomotive a vapore. Ma previsioni non se ne possono fare.»
Ormai era disperato. Doveva andare a Napoli, in un modo qualsiasi, doveva!
(...)