il Libro

parte I - capitolo VII


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II capitano Girolamo Cerioni scendeva a passo sostenuto lungo il rettifilo, verso la stazione centrale di Napoli, a lato della quale erano allogati gli uffici della censura militare. Alle nove e quaranta del mattino era in ritardo, come talvolta gli succedeva, ma non era per questo che marciava speditamente, quanto per il ritmo abituale del suo incedere.
Federico Marino, padre di Carlo, ovvero il Girolamo Cerioni del romanzoEra un uomo imponente, per l'altezza che s'aggirava sul metro e ottanta e per la struttura generale del fisico, forte di una robusta ossatura che aveva l'apice nelle larghe spalle e nella grande testa. All'imponenza del corpo corrispondeva l'espressione del volto: occhi nerissimi e severi sotto sopracciglia folte, naso grosso ma diritto e ben modellato, labbra carnose, mascelle quadrate. L'uniforme completava l'autorevolezza della figura, marziale quanto quella degli ufficiali della Wehrmacht. Al suo passaggio la folla sul marciapiede si apriva spontaneamente, con istintivo riguardo, e il capitano procedeva sicuro, con lo sguardo spinto lontano, al suono cadenzato degli stivali sulle selci.
Aveva da poco passato la cinquantina, sprigionava una bellezza vagamente tenebrosa, era deciso nel comportamento e dolce nell'animo.
Piaceva molto alle donne. Era stata, questa, la sua fortuna e la sua sfortuna insieme, perché le donne piacevano a lui e perché tutta la sua vita ne era stata condizionata. L'incessante frequentazione dell'altro sesso, spregiudicata negli obiettivi e nelle modalità, aveva spesso fatto confliggere nella sua coscienza le ragioni erotiche con le virtù morali, che pure possedeva spiccate, come la rettitudine, la coerenza, la vocazione per la giustizia e l'amore per la famiglia.
Aveva creduto di potersi dare una regola con il matrimonio, perché s'era sposato per amore e aveva sperato di non dover più subire tentazioni né crisi interiori, ma la sua natura l'aveva presto disilluso. Si era innamorato della moglie perché, oltre che bella all'aspetto, era un tipo di donna nuovo per lui: gentile, pudica, romantica, appassionata nei sentimenti, completamente diversa dalle femmine ardite e sfrontate, facili alla conquista non sapeva bene se da parte del maschio o di se stesse. Inizialmente, la ritrosia di lei lo aveva stimolato, come di consueto, ma quando aveva compreso che esprimeva un ritegno autentico s'era sentito pervaso da una gradevole sorprendente emozione. Quella donna l'amava, senza dubbio, subiva la sua attrazione, e tuttavia resisteva, pur tormentata non dalla propria ostinata rinunzia quanto dalla sofferenza che intuiva in lui. Per la prima volta s'era sentito, altro che artefice di piacere, oggetto di tenerezza e d'amore.
La passione di lei era divenuta travolgente, al punto di farne maturare il cedimento, sotto la spinta di un episodio che era divenuto un fatto di cronaca. Si erano conosciuti nell'ambiente del Municipio, ov'erano entrambi impiegati, egli da pochi mesi dopo essere stato congedato con il grado di sottotenente di complemento conseguito quasi al termine della Prima guerra mondiale.
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