il Libro

parte I - capitolo VI


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La madre di Federico lo guardò stranita.
«E perché dovrei preoccuparmi?» gli chiese. Il figlio si spazientì:
«Mamma, è proprio quello che sto dicendoti, che non devi preoccuparti. Ho temuto che tu potessi pensare di averne ragione. E invece ti dico: non preoccuparti, la cosa si rimedia.»
«Ma cosa, si rimedia? Che cosa abbiamo commesso? Non eravamo in casa, e allora? È una colpa, non essere in casa?»
«Non è una colpa. Ma dobbiamo dirlo, dobbiamo farlo sapere che non eravamo in casa. Dobbiamo eliminare il sospetto di non aver risposto intenzionalmente, allo scopo di rifiutare la lana. È evidente che hanno inteso riferirsi a questo.»
«Se sono malpensanti, peggio per loro.»
Quell'ostinazione intenerì Federico, facendo crescere il suo sentimento proiettivo nei confronti della madre. Gli appariva indifesa, e fragile anche all'aspetto, così rimpicciolita, così prosciugata, quella donna che era stata imponente, matronale, simbolo di ogni fascino e sicurezza. Era stata bella e gentile, al punto di incantare sino al matrimonio il marito, che di donne ne aveva avute, e purtroppo aveva continuato ad averne, quante aveva voluto.
«Il peggio sarebbe per noi, non per loro. Ci hanno lanciato un'accusa, ce ne dobbiamo discolpare. Ti dico che non avremo difficoltà a chiarire la nostra posizione, ma non possiamo lasciarli nel loro convincimento, vero o falso che sia.» La madre scuoteva la testa con aria imbronciata ed egli proseguì: «Ti hanno accusata di disfattismo per un'espressione innocente che voleva essere uno scongiuro ed è stata intesa come un ostile presagio. Si sono irritati, e non ne hanno fatto mistero, per il rifiuto di papà a passare nella milizia. Con questi precedenti non possiamo correre altri rischi.»
«E allora?» chiese la madre.
«Usciamo subito e andiamo dal commissario politico, è lui che organizza la raccolta e manda in giro le squadre. Ci spiegheremo con lui.»
«Quell'uomo! Non vale niente come medico, ha la spocchia del gerarca, è antipatico come... come...» nella rabbia non trovava la parola.
«Tutto vero, mamma, tutto vero, ma dobbiamo affrontarlo. Lascia fare a me. tu dovrai soltanto tacere. Ma devi esserci, la tua presenza deve confermare la nostra buona fede.»
(...)