il Libro

parte I - capitolo XVII


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Con il progredire degli anni i vantaggi che Federico aveva credulo di ricavare dalla propria precocità s'erano rivelati illusori quando non addirittura controproducenti. In qualche circostanza aveva capito che i suoi comportamenti nella vita di relazione, a scuola come nelle amicizie, erano considerati inadeguati all'apparente maturità del suo aspetto e gli procuravano giudizi tanto più critici quanto maggiore era il credito che riscuoteva. In quei frangenti aveva provato la medesima frustrazione di quando, non ancora tredicenne, aveva dovuto subire in silenzio l'accusa di fiacchezza meritata a conclusione del corso dì capocenturia. S'era reso conto di non essere sempre in grado di reagire come gli altri sembravano aspettarsi da lui, anche a causa delle sue difficoltà di adattamento che finivano col vanificare il beneficio delle sue stesse esperienze. Malgrado avesse anticipato i tempi della vita non era riuscito a liberarsi da una sensibilità emotiva che lo esponeva a sorprese e delusioni nelle quali ricadeva come fosse incapace di mandarne a memoria gli insegnamenti.
Gli era arduo, soprattutto, misurarsi con l'aridità e il cinismo del prossimo, che lo trovavano solitamente indifeso e, vulnerandolo nel morale, gli creavano notevoli imbarazzi anche d'ordine pratico. Aveva tentato di modificare i suoi atteggiamenti ma aveva dovuto infine arrendersi all'impossibilità di condurre una vita non aderente alla propria coscienza che anzi si faceva sempre più esigente. Il suo problema era dunque, egli s'era detto, quello di affinare altre risorse per compensare il proprio punto di debolezza e affrontare la lotta per l'esistenza.
Alla soglia dei diciott'anni sapeva di vivere una fase d'attesa. Gli erano chiare le proprie predisposizioni ma era ancora lontano dalle scelte definitive, troppo condizionate dagli eventi che andavano maturando. La grossa incognita della guerra rendeva nebulosa ogni prospettiva e incerto qualsiasi programma che non fosse immediato. Come gli altri giovani, Federico non era in grado di pianificare l'avvenire e, come gli anziani, s'adattava a risolvere i problemi del quotidiano che si facevano sempre più numerosi e di basso profilo. Problematico era vestirsi, calzarsi, soddisfare l'appetito; problematico era divenuto avere in casa quello che necessitava a mandarla avanti, procurare il carbone per la cucina, sostituire un vetro rotto alle finestre, riparare un rubinetto guasto. Problematica s'era fatta la frequenza scolastica per i pendolari poiché accadeva che i treni non giungessero da Napoli e contemporaneamente venisse interrotto il servizio filoviario per Salerno. Problematico era convivere con la paura che dopo avere attaccato gli animi più semplici s'insinuava nell'ansia di tutti. Problematico era, per i giovani, vivere la propria stessa giovinezza, insofferente alle crescenti difficoltà e ribelle alla perdita degli entusiasmi.
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