il Libro

parte I - capitolo VIII


I - II - III - IV - V - VI - VII - VIII - IX - X

XI - XII - XIII - XIV - XV - XVI - XVII - XVIII - XIX - XX

XXI - XXII - XXIII - XXIV - XXV - XXVI - XXVII - XXVIII - XXIX - XXX

XXXI - XXXII - XXXIII - XXXIV - XXXV - XXXVI - XXXVII - XXXVIII - XXXIX - XL

XLI - XLII - XLIII - XLIV - XLV - XLVI - XLVII - XLVIII - XLIX - L

Il treno per Napoli che avrebbe dovuto transitare da Cava dei Tirreni alle sette e trenta arrivò da Salerno con un'ora circa di ritardo. «Il traffico è difficile da Salerno in giù» aveva spiegato il capostazione. «C'è stata un'incursione aerea in Calabria questa notte e il bombardamento ha danneggiato alcuni tratti di linea. I treni dal nord proseguono a rilento, per ora, e tutto il movimento ne risente.»
Federico salì in vettura, percorse un breve tratto di corridoio e prese posto in uno scompartimento che ospitava due sole persone, una donna grassa che a prima vista dimostrava molti più anni di quelli che le sì potevano dare a più attenta osservazione e un ragazzo fra i dieci e i dodici anni che appariva a disagio in quelli che si sarebbero detti panni della festa: calzoni che arrivavano sotto il ginocchio fin dove si rimboccavano i calzettoni, scarponcini alti sino al malleolo, una specie di casacca di cotone verde scuro sopra una camiciola azzurra a quadretti e un berrettino a coppola che sembrava essere l'unica cosa della quale il ragazzo andasse fiero per come se l'aggiustava e riaggiustava sul capo con ostentazione. Federico si sedette accanto al finestrino con le spalle alla direzione di marcia, di fronte alla donna che lo guardò di sfuggita per riportare subito la propria attenzione sul ragazzo che se ne stava affacciato e che girò la testa per annunziare: «Ma', il treno sta ripartendo.» La donna gli mise una mano sul braccio quasi volesse sostenerlo nella prima scossa d'abbrivo mentre il convoglio, dopo tre fischi del locomotore, due lunghi e uno breve, si metteva in movimento.
I treni verso Napoli viaggiavano non molto affollati, a quell'ora, da quando la città era divenuta obiettivo di incursioni aeree, anche se generalmente notturne. La ressa si verificava a fine giornata, con il flusso di ritorno dei viaggiatori che la mattina, partendo dalla provincia, si spostavano a Salerno stipandosi sui convogli fin quasi oltre i limiti della capienza. Talvolta era capitato a Federico di seguire l'esempio di altri e di farsi issare in vettura attraverso il finestrino a causa dell'impossibilità di accedere dagli sportelli alle due estremità della carrozza. Non fosse stato per lo spirito con il quale la maggior parte dei giovani pendolari della scuola reagiva al disagio, con una sportività che contagiava anche lui, Federico avrebbe preferito in quei frangenti tornarsene a casa ed evitare pure la noia della giornata in classe.
II treno, superata Nocera Inferiore, procedeva velocemente. Il vento della corsa, attraverso il finestrino abbassato, colpiva in piena faccia la donna, che si limitava a stringere le palpebre a protezione degli occhi con una smorfia che le corrugava il naso e i grossi pomelli. Il figlio continuava a restare affacciato e dì tanto in tanto, quando nelle curve le folate d'aria lo schiaffeggiavano con maggiore violenza, portava la mano al capo ad assicurare il berretto.
Federico era ansioso di rivedere il padre, del quale avvertiva molto la lontananza.
(...)