il Libro

parte I - capitolo XIII


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La luce del sole, filtrando tra le imposte della finestra, attraversava la camera come una lama sottile puntata al cuscino sul quale giaceva la testa di Girolamo Cerioni. Il capitano aprì gli occhi e li richiuse subito, spostandosi di quel tanto che gli bastò a sottrarsi all'accecamento. Dopo qualche momento dischiuse nuovamente le palpebre e girò Io sguardo verso l'altro cuscino. Ada dormiva, adagiata sul fianco, il capo rivolto verso di lui, la bocca socchiusa, la capigliatura appena scomposta.
Indugiò a guardarla. Anche nel sonno conservava l'espressione serena che aveva durante il giorno. Respirava quieta emettendo un alito leggero, privo degli abituali sentori della notte, un soffio tenue che a intervalli giungeva sino a lui. Le si accostò piano e prese a sfiorarle la punta del naso con le labbra, in un ripetuto bacio silenzioso. Lei alfine si svegliò e subito gli sorrise, da sotto il lenzuolo trasse una mano ad accarezzargli il volto e con voce sommessa augurò «Buongiorno».
S'abbracciarono e per un po' si frugarono languidamente, lui a carezzarle le sode rotondità dei glutei, lei a percorrergli con morbido tatto la schiena robusta. Vedendolo sorridere gli chiese:
«Sei di buonumore? Malgrado il sonno perduto?»
Lui protestò:
«Sonno perduto? Tempo guadagnato, vorrai dire, e goduto splendidamente.» Le pizzicò una natica e continuò; «A causa del sonno ho perso quasi due terzi della mia vita, a calcoli fatti credo di non avere più di diciotto anni.»
«Me ne sono accorta» disse lei leziosa. «Ma perché sorridevi?» insisté,
«Non mi crederai. Ti ho svegliata alla stessa maniera in cui, tanti anni fa, ho svegliato mio figlio che aveva voluto dormire nel mio letto. Aveva forse tre o quattro anni e dormiva profondamente, dolcemente proprio come te poco fa. Vuoi saperla tutta? Ho provato la stessa tenerezza e lo stesso orgoglio. E aprendo gli occhi tu mi hai guardalo con la stessa felice sorpresa con la quale mi guardò lui.»
Lei tacque fissandolo. Poi chiese:
«Pensi sempre a lui?»
Girolamo le diede un affettuoso colpetto dietro le spalle.
«Non mi fraintendere. Sei stata tu a ricordarmelo, a rievocare quel momento con la tua espressione.»
«Ora sei tu a fraintendermi, mi piace quello che hai detto. Volevo però invogliarti a parlare ancora di lui perché ho capito che avete davvero un bel rapporto.»
«Proprio così, siamo molto uniti. Come padre sono un uomo felice, ho due splendidi figli. Non avrei potuto desiderarli migliori e, forse, non li merito nemmeno. Con il maschio, poi, esiste un'amicizia che vale più della stessa paternità. È intelligente, maturo. Talvolta riesce senza volerlo a mettermi in imbarazzo, tanto è saggio e virtuoso. Non mi ha mai deluso e sono certo che non Io farà mai. Non ha mai avuto bisogno che lo esortassi ad agire per il meglio, sotto questo aspetto la mia funzione è stata superflua.»
(...)