il Libro

parte I - capitolo XXXIII


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Le vivide luci di bordo illuminavano a giorno il vecchio mercantile e la banchina alla quale era attraccato. Sotto l'occhio vigile degli uomini della Military Police le stive venivano svuotate e i paranchi accatastavano a terra il loro contenuto o lo riversavano direttamente sui grossi autocarri che facevano la spola. Erano migliaia e migliaia di cassette provenienti dagli Stati Uniti, colme di rifornimenti alimentari destinati ai combattenti che risalivano la penisola italiana ricacciando i tedeschi verso il nord. Nelle derrate scaricate sugli sconnessi moli del porto di Salerno era la ricchezza americana trasformata e industrializzata, inscatolata, incassettata e spedita oltre oceano per essere sbarcata in un paese affamato e semidistrutto con un'unica destinazione, US Military Forces. I paranchi lavoravano senza sosta e spostavano tonnellate di beef, milk, vegetables, green pea-soya soup, beverage, confection.
La vigilanza della MP era attenta e continua su ogni fase dell'operazione, svolta a terra da una manovalanza di civili italiani che comprendeva uomini d'ogni ceto e d'ogni età: studenti, operai, professionisti inattivi, fascisti pentiti, impiegati senza occupazione, profughi sbandati. Gente che ringraziava la provvidenza per quella inaspettata fonte di guadagno e di sopravvivenza. Gente che la MP teneva sotto stretto controllo per essere certa che il carico dei mercantili prendesse la via alla quale era destinato. Ma non c'era vigilanza che impedisse, ogni volta, la sparizione di una parte della merce. Le bancarelle improvvisate da venditori clandestini agli angoli delle stradine della città vecchia rigurgitavano di prodotti sottratti agli alleati, sigarette, chewingum, biancheria, saponette, preservativi, scatolette di alimentari e, volendo, anche armi. Gli americani cercavano invano di spiegarsi attraverso quali canali quell'enorme parte dei loro rifornimenti finisse sulle bancarelle. Sospettavano che accadesse con la complicità di qualcuno di loro, ed erano nel vero, ma ignoravano che la sottrazione più imponente avveniva sotto i loro occhi, sui moli. Le cassette scomparivano nell'acqua scura e densa del porto e riemergevano lontano, ad opera dei "baitisti". Non era infrequente che parte della merce giungesse sul mercato ancora umida e che qualche massaia si sentisse dire che, sì, era vero che il sapone per il bucato era molle ma che, insomma, dopotutto 'aveva viaggiato per mare!'.
La MP ordinò mezz'ora di riposo per la prima squadra. Nuccio s'allontanò dalla nave, come gli altri, e s'avviò verso una catasta di cassette al limite della zona illuminata, facendo la mossa di sedersi su una di esse. Uno dei "caschi bianchi" gli fece cenno di no ed egli proseguì verso un mucchio di carbone al riparo di quel che restava di un muretto divisorio. Sedette accanto a un vecchio che a testa china stava confezionandosi una sigaretta arrotolando la cartina con grosse mani callose. Insalivata ben bene la sigaretta l'uomo si alzò e si diresse verso uno dei militari chiedendogli, col gesto, del fuoco. L'altro, senza distrarre lo sguardo dall'opposta direzione, cavò una scatola di fiammiferi e gliela porse.
(...)