il Libro

parte I - capitolo IX


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Tutto il golfo di Napoli era lì, sino al lontano orizzonte dove il colore del mare sfumava in quello più tenue del cielo. S'era levata una lieve brezza e Federico la respirava assaporando l'aria salmastra. Suo padre lo raggiunse sul balconcino e s'appoggiò alla ringhiera accanto a lui.
«La pentola è sul fornello, l'acqua non tarderà a bollire. Sei sicuro di non volere altro, oltre gli spaghetti e la carne?»
«Papà, un piatto di spaghetti al burro e carne arrostita non sono cose di tutti i giorni!» e stava per aggiungere 'per me' ma si trattenne in tempo. «Pasta bianca, poi, non la mangio da tanto di quel tempo che non ne ricordo il sapore! È facile trovarla a Napoli?»
«Penso di si. A Napoli si trova ancora di tutto, basta pagare.»
«Ma non te la procuri tu, la pasta?»
«Alla spesa pensa la signora Ada, la padrona di casa. Ha la mia carta annonaria e provvede anche al resto. È lei che sa dove rivolgersi.»
«Hai detto che è vedova?»
«Sì, di guerra, una delle prime vedove di questa guerra. Il marito è morto sul fronte francese il giorno dopo il nostro attacco. Era un sottufficiale dell'esercito, lei è rimasta sola, ha i parenti in Umbria. Si è rimessa a fare la sarta, è bravina, poi ha deciso di arrotondare i proventi affittando la camera, la matrimoniale. Ma cercava una coppia, o una persona seria, affidabile.»
«Non ha figli?»
«Non ne ha avuti. Del resto, s'erano sposati non più giovanissimi!»
«Ma che età ha?»
Carlo Marino (sinistra) insieme al padre, Federico (centro) «Dice d'avere quarantotto anni, ma a me sembra che se ne tolga qualcuno. E molto giovanile, comunque, e sempre molto serena, una gran bella qualità.» Rientrò nella stanza, si accertò che l'acqua bollisse nella pentola sopra il fornello elettrico e calò gli spaghetti. Diede una girata con la forchetta e tornò accanto al figlio.
«La conoscerai prima che andremo via. Mangia presto, intorno a mezzogiorno, poi fa il riposino. Io la vedo la mattina prima di uscire e la sera quando torno. S'alza molto presto, la mattina, credo che alle cinque sia già in piedi.»
«E cosa fa?»
«Lavora, la sua stanza è un laboratorio e non le mancano le clienti.»
«E tu, cucini sempre i tuoi pasti? Alla rigovernatura bada lei?»
«Provvede personalmente a tutta la pulizia, anche a quella della cucina. Può capitare che si mangi insieme, la sera, o la domenica quando resto qui... Ma parliamo di noi, anzi di te! Come ti va a scuola?»
«Non male, ma non credo di farcela a giugno, probabilmente dovrò riparare qualche materia.»
(...)